STORIA DI PESCINA

STORIA DI PESCINA2017-02-08T15:25:43+00:00

La presenza remota più tangibile dell’uomo nelle vicinanze di Pescina risale al Paleolitico Superiore Mesolitico, precisamente nella grotta Tronci e nel Riparo Maurizio. Vi è continuità storica, provata da ritrovamenti di reperti archeologici, nelle successive Età del Bronzo e del Ferro. Con il VI sec. a.C., arrivano nelle nostre zone di gruppi umbro-sabellici, la cui unione con gli indigeni genera il popolo dei Marsi. Nei secoli successivi: VI, V, IV a.C., si formano nel territorio dei Marsi, le cinte fortificate, anche dette Oppida. Esse erano di cinque tipi, con diverse caratteristiche e diversa collocazione e una di queste era Arx-Antiqua (Rocca Vecchia), situata al di sopra dell’attuale castello di Pescina. La cinta muraria di grosse proporzioni (le cd. “mura etee o ciclopiche”) era formata da massi enormi, incastonati tra di loro senza malta (vedi immagine a sinistra).

La porta principale era posta ad ovest, verso il monte Parasano, aveva una lunghezza di circa 3 metri ed era carrozzabile; ancora oggi è ben visibile. All’interno della cinta muraria vi erano due colli, una serie di terrazzamenti, una torre a forma pentagonale posta quasi al centro. Ancora oggi sono visibili parte delle fondamenta.

Altre torri di avvistamento erano al di fuori delle mura, una verso il monte Parasano, l’altra torre successivamente riattata a castello, i cui resti dominano ancora oggi sul centro abitato.
Estesa per 18 ettari e con la sua posizione strategica Arx-Antiqua era senza ombra di dubbio una delle maggiori e più importanti ”Città” dei Marsi.

Nel tenimento di Pescina vi troviamo gli Oppida di “Rocca Vecchia”, “Colle Cucume” o “Castelrotto”, “Giurlanda”, “Vallo di S. Nicola”, “Piano di S. Nicola” e “Monte Parasano”. Una delle scarse testimonianze di questo periodo si ha nel ritrovamento di tombe italiche – databili intorno al VI, V sec. a.C. – in zona “Le Pergole”, nelle vicinanze di Pescina. L’Impero Romano si espande e tra alleanze, guerre e pacificazioni con i Marsi, si arriva alle famose guerre Italiche o Marse (negli anni 91 – 88 a.C.).

Nel 91 a.C. Quinto Vezio Veziano, con l’incarico d’oratore italico, fa un’ambasceria al Senato Romano. Egli è originario del casale di “Vezzano” o “Vezziano” (Pescina), della famiglia Marsa dei Vezzia, che in loco possedevano una villa; prove se ne hanno dai ritrovamenti di tombe nella contrada di Castelrotto. Successivamente, si ha notizia di un’avvenuta distruzione di Rocca Vecchia nell’anno 89 a.C, da parte del console romano Lucio Silla. E’ certo, inoltre, che pescinesi presenziano, nell’estate del 52 d.C., alla festosa inaugurazione dell’emissario che l’Imperatore Claudio aveva realizzato per prosciugare il Lago Fucino. Nel 303 d.C., durante la persecuzione dei cristiani dell’Imperatore Diocleziano, è martirizzato in “Apamea” (Pescina) il Santo Massimo Levita; infatti, nel martirologio cristiano, al 30 d’ottobre così si legge: “Apameae S. Maximi Martyris sub eodem Diocletiano“.

Nel 568 d.C. iniziano le invasioni barbariche dei Longobardi. In quegli anni così tristi e bui per le nostre genti, grande importanza acquista il monastero pescinese di S. Maria in Apignanicis, incendiato e distrutto nell’anno 880 d.C. per opera dei Saraceni. E’ riedificato solo nell’anno 981 d.C., per sentenza imperiale di Ottone II. Con L’anno 1000 l’epoca del Feudalesimo è nel suo pieno sviluppo. Poco lontano da Pescina, a Colli di Monte Bove, nasce nel 1079 San Berardo, la cui vicenda terrena e la cui Santità accompagneranno i pescinesi fino ai nostri giorni. Pescina in quegli anni è feudo della Contea di Celano, con una popolazione di circa 1000 abitanti; ne troviamo conferma nel catalogo dei Baroni, redatto sotto l’Imperatore Guglielmo II, nell’anno 1173. Nel 1109 San Berardo è nominato Vescovo dei Marsi dal Papa Pasquale II, per governare la Diocesi fino alla morte, avvenuta nell’anno 1130 con sepoltura nella chiesa di Santa Sabina in Marsia (S. Benedetto). Durante gli anni della lotta per le investiture, tra il Papa e l’Imperatore, i Marsi appoggiano il Papa subendo la vendetta dell’Imperatore che distrugge quasi tutti i castelli della zona, compresa Rocca Vecchia (Pescina). Successivamente, nell’anno 1232, Federico II emana un decreto imperiale che invita i pescinesi a riattare ed ampliare il proprio castello.

Nel 1225 soggiorna a Pescina S. Francesco d’Assisi e fonda il monastero, che successivamente gli sarà dedicato (a sinistra, un particolare dell’attuale Chiesa di Sant’Antonio, afferente al suddetto monastero).
Nel 1361, dopo trasferimenti temporanei, è definitivamente spostata la sede della Diocesi dei Marsi da Marsia a Pescina, con l’allora Vescovo Tommaso Pucci (di Pescina), che provvede anche al trasferimento delle reliquie di S. Berardo a Pescina. Nel 1417, Pescina è tra le terre che Carlo III e la Regina Giovanna II assegnano a Nicola Conte di Celano – Giustiziere del Regno e Capo della Signoria di Celano.

Nel 1440, nasce a Pescina Paolo dei Marsi o Paolo Marso, poeta e umanista famoso per i suoi Commenti ai Fasti di Ovidio Publio Nasone (1463); muore nel 1484 in Roma.

In questo stesso anno Pescina, é menzionata tra le terre che il Papa Pio II e l’Imperatore Ferdinando D’Aragona tolgono a Ruggerotto Acclozamora e concedono ad Antonio Piccolomini D’Aragona, con un atto del 20 di Febbraio. Pescina rimane sotto i Piccolomini fino al 1591, successivamente dal 1592 al 1631 ai Peretti, dal 1632 al 1712 ai Savelli, dopo varie incertezze dal 1742 al 1806 agli Sforza – Cesarini. Nel 1806 diviene comune autonomo insieme alle frazioni di Venere, S. Benedetto dei Marsi e Collarmele. L’Unità d’Italia (1861), il passaggio e il soggiorno delle truppe per la repressione del Brigantaggio (1861 1880), l’apertura della ferrovia Roma – Sulmona (1888), il prosciugamento del Lago Fucino e la successiva modifica dell’economia marsicana (1877 -1900), il terremoto del 1915, provocano il declino dell’egemonia pescinese sull’intera Marsica, spostando l’asse del potere politico, economico ed ecclesiastico verso Avezzano.

L’anno 1915 è, con certezza, il più nefasto per Pescina, sia per i danni immediati subiti dal terremoto, sia per le conseguenze: su 6.000 abitanti si conteranno circa 4.000 morti (a sinistra un accampamento dopo il sisma).

Nel 1924 è trasferita la Diocesi dei Marsi da Pescina ad Avezzano, con essa anche i notabili, i professionisti e parte della popolazione. Verranno gli anni della guerra, e poi il nuovo corso: come molti altri paesi anche Pescina tenta in tutti i modi di stare al passo con i tempi.

Alle soglie del duemila, conta 5.000 abitanti circa, ha due musei, un teatro (vedi immagine a destra), un centro polivalente di studi siloniani, uno stadio, una palestra, una biblioteca, numerose associazioni civili e religiose, un ospedale, la Pretura, la sede della Comunità Montana “Valle del Giovenco”, numerose Cooperative di servizio, Culturali e Agricole.

Pescina ha dato i natali a grandi personaggi che fanno parte della storia politica, religiosa, letteraria d’Italia e d’Europa.

Giulio Raimondo Mazzarino nasce a Pescina il 14 luglio 1602, Cardinale e Primo Ministro in Francia, muore in Francia il 9 Marzo 1661. Giovanni Artusi Canale detto il Pescina, architetto, scultore, incisore, fonditore ed inventore di strumenti musicali nasce a Pescina il 16 Aprile 1609, muore a Pescina il 21 Febbraio 1676 e seppellito nella chiesa di S. Antonio. Rosato Sclocchi, laureato in legge, scrittore, poeta e storico, nasce a Pescina il 7 Dicembre 1828, muore a Pescina il 26 Gennaio 1913. Luigi Colantoni, Canonico e Arcidiacono, storico nasce a Pescina il 22 Giugno 1843, muore a Pescina il 28 Giugno 1925.

Ignazio Silone (Secondino Tranquilli), scrittore di fama internazionale che nasce a Pescina il 1 Maggio 1900 (vedi foto a destra); muore a Ginevra (Svizzera) il 22 Agosto 1978 e le sue ceneri riposano sotto il campanile della chiesa di San Berardo a Pescina come da sua volontà testamentaria.

Tra gli altri pescinesi importanti: il Beato Andrea Degli Afflictis, il Duca Gianfrancesco Malvini Malvezzi, il politico Giuliano Ettore, lo storico Marino Tomassetti, l’umanista Salvatore Proja, l’economista Giovanni De Gasperis, la medaglia d’oro al valore militare Alfredo Barbati e tanti altr